Six months after Palestine…

By alinasenzafrontiere

Le cose importanti come l’olio buono devono sedimentare. In queste settimane in Cina la mia mente corre spesso alla Palestina. Non faccio confronti perché avrebbe poco senso, Cina e Palestina sono mondi così diversi. Mi rendo conto di come Palestina e Israele si siano insinuati nella mia anima, sono luoghi che lasciano un segno. Forse è il senso di precarietà, di lotta continua per qualcosa che fa sì che ci sia una costante tensione che è sì logorante, ma è anche ciò che mantiene lo spirito alto e combattente. I palestinesi hanno una fierezza e un’orgoglio ammirevole. Riascoltavo la canzone su Gaza “We will not go down” ed è proprio così…Bombardateci le scuole, le moschee, demoliteci le case, estirpate i nostri ulivi. Ricostruiremo tutto, ripianteremo gli ulivi. Lo stesso animo che lotta ce l’hanno gli israeliani, con spirito coloniale e occupante ma senz’altro con la voglia di non essere vittime. E forse anche se non voglio fare confronti li faccio perché invece qui il popolo è servo. Lo è stato per millenni: prima sotto l’imperatore, poi sotto Mao e il comunismo, ora sotto questa forma di dittatura capitalista. In Cina, come in Palestina, l’individuo non esiste, ma il risultato sembra diverso. Là si lotta insieme. Qui si ubbidisce insieme.

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