Le cose importanti come l’olio buono devono sedimentare. In queste settimane in Cina la mia mente corre spesso alla Palestina. Non faccio confronti perché avrebbe poco senso, Cina e Palestina sono mondi così diversi. Mi rendo conto di come Palestina e Israele si siano insinuati nella mia anima, sono luoghi che lasciano un segno. Forse è il senso di precarietà, di lotta continua per qualcosa che fa sì che ci sia una costante tensione che è sì logorante, ma è anche ciò che mantiene lo spirito alto e combattente. I palestinesi hanno una fierezza e un’orgoglio ammirevole. Riascoltavo la canzone su Gaza “We will not go down” ed è proprio così…Bombardateci le scuole, le moschee, demoliteci le case, estirpate i nostri ulivi. Ricostruiremo tutto, ripianteremo gli ulivi. Lo stesso animo che lotta ce l’hanno gli israeliani, con spirito coloniale e occupante ma senz’altro con la voglia di non essere vittime. E forse anche se non voglio fare confronti li faccio perché invece qui il popolo è servo. Lo è stato per millenni: prima sotto l’imperatore, poi sotto Mao e il comunismo, ora sotto questa forma di dittatura capitalista. In Cina, come in Palestina, l’individuo non esiste, ma il risultato sembra diverso. Là si lotta insieme. Qui si ubbidisce insieme.