Che ho fatto per 6 mesi?

By alinasenzafrontiere

Un’abitudine molto medio-orientale che già avevo e che mi ha accompagnato in questi mesi è stato il rituale del narghillè, un modo per rilassarmi dopo una giornata di lavoro. Ho scoperto che la gente che lavora nell’umanitario, medici in testa, sono dei fumatori accaniti, stressati, in emergenza perenne per salvare il mondo (or so they think!), sempre con la sigaretta in bocca. Alina preferisce il narghillè col tabacco aromatizzato…rosa, menta e limone i miei preferiti. Me lo fumo alla sera, dopo il lavoro, mentre scrivo, leggo, guardo la televisione. Tra i nostri programmi preferiti: Oprah e qualsiasi cosa su Al Jazeera (L’isola) International, Shaun the Sheep (io), scappo invece quando inizia American Idol perché lo trovo imbarazzante. Sono una snob. A Nablus non c’è molto da fare e il lavoro è emotivamente intenso, nonostante ciò non riesco a seguire l’esempio delle mie colleghe/coinquiline che alle 10.30 di sera sono sotto-coperta. Di solito a quell’ora sono al telefono, o scrivo, o leggo, o ascolto la musica o i podcast della Litizzetto che mi fa ridere o chatto su skype. Ma questa è la parte ricreativa…

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Le mie giornate iniziano alle 8.30 con quello che chiamiamo security meeting: pensate di andare al lavoro e la prima cosa è parlare delle notizie del giorno prima che di solito riguardano arresti, gente ferita, uccisa, coloni che bruciano uliveti. ‘Hadi’ qui, normale. Alle 9.30 inizio le visite ai miei pazienti, circa 5-6 al giorno, terapie di un’ora con adulti e bambini, uomini, donne, in città, nei campi profughi, nei villaggi vicini, in case isolate attaccate ad una base militare israeliana o ad un’insediamento di coloni. Lavoriamo con pazienti colpiti dalla violenza dell’occupazione israeliana e dal conflitto intra-palestinese tra Hamas e Fatah. Vittime del conflitto e se anche sembra banale e retorico dirlo, è vero che le vittime sono spesso innocenti. Come dice una nostra paziente, madre di un ‘ricercato’ (partigiano per alcuni, terrorista per altri), donna a cui i soldati hanno devastato la casa: ‘che colpa abbiamo noi?’…La tua colpa è che tuo figlio è ricercato e finché è così torneremo a distruggerti la casa…’ Parola di soldato. Che altro faccio? A volte mi arrabbio col mondo umanitario, con gli israeliani, con i palestinesi, coi musulmani, faccio lezione di arabo, cucino per rilassarmi (e perché se no a volte non si mangia), ‘litigo’ con le ONG, faccio meditazione, mi riconcilio con tutti quelli di cui sopra, fumo il narghillè. E scrivo, tanto. E’ la mia terapia per mantenermi sana e per poter fare terapia agli altri….

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